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La fisarmonica non e' piu' quella di Leonardo

«E meno male che i cinesi ci copiano male!», scherza Paolo Picchio, musicista e presidente del Consorzio Music Marche. Musica. Che, a Castelfidardo, vuol dire fisarmonica.

 

Una sorta di legge del contrappasso, dunque, perché il famoso strumento musicale nasce in Cina: l’antico sheng. E dalla terra delle corde raffinate arriva (in altre forme) al resto del mondo. E oggi che la città marchigiana è universalmente riconosciuta come il centro mondiale della fisarmonica, si fanno i conti con la crisi, con la concorrenza cinese, con i costi e con l’innovazione. «È vero che le cose sono cambiate negli ultimi tempi - ammette Picchio - ma per quel che ci riguarda, tendiamo a preservare la qualità». E se in Cina il mercato di questo strumento sta crescendo vertiginosamente (arriva molta richiesta, curiosamente, dal Giappone) è anche vero che ancora non sanno arrivare a quel grado di perfezione qualitativa delle Marche.

 

Il mercato si è ristretto: dagli oltre duecentomila pezzi di mezzo secolo fa, si è arrivati ai meno di 20mila di oggi. Le aziende non sono nemmeno trenta e molte sono rappresentate da una sola famiglia. Ma si fanno articoli unici e su richiesta (in testa Francia e Germania, si esporta quasi il cento per cento della produzione).

 

E ogni strumento ha un procedimento di fabbricazione estremamente complesso, anche perché i componenti sono qualcosa come ottomila. «Ecco il punto - dice Picchio - il problema oggi riguarda il trasferimento delle competenze. La famosa eredità dell’arte».

 

Siamo alle solite: i giovani non vogliono fare questo lavoro, spesso si ricorre a dipendenti stranieri e all’utilizzo di macchinari che ottimizzano i tempi di produzione, è quindi necessario conoscere a fondo le antiche tecniche manuali. La macchina non può conoscere a fondo un’arte così delicata. Insomma, la fase dell’apprendistato, che una volta costituiva quasi un battesimo per l’artigiano, ancora oggi resta fondamentale. E non si tratta di una sola figura professionale.

 

«Cerchiamo accordatori, tastieristi, manticiatori - afferma il maestro Picchio - ma anche falegnami, grafici. Sono tutte figure specializzate e indispensabili nella lavorazione di una parte della fisarmonica».

 

Intanto Castelfidardo (poco meno di 20mila abitanti, la bella chiesa Collegiata di Santo Stefano che si affaccia su piazza della Repubblica) continua ad alimentare una tradizione inveterata. Con un importante Festival internazionale dedicato alla fisarmonica e un museo visitatissimo con pezzi unici. Da non perdere il modello ideato da Leonardo da Vinci.

 

Roberta Scorranese

Da: www.corriere.it
 

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